Cantiere Cittadini del Villaggio globale 2013: Io ci Sono e Posso .. tu?

gruppo“Solidarietà”: è il grido che oggi si eleva da ogni parte del mondo. Solidarietà come “attesa” di chi spera in un domani di dignità, e come “dono” da parte di chi sa di guadagnare molto offrendone anche solo un poco.

Solidarietà, linea – guida del campo “ Cittadini del villaggio globale-2013”, un‘esperienza di vita, progettata e magistralmente diretta da Vito e Antonella Restivo, che travolge sotto diversi punti di vista : natura, amicizia, tematiche affrontate, protagonisti di storie ed esistenze straordinarie.

Solidarietà che in quest’edizione 2013 – promossa da LVIA Sicilia all’interno del progetto Acqua bene comune. Acqua strumento di pace finanziato dalla fondazione BNC – fa rima con Acqua: acqua-diritto, acqua-risorsa, acqua-bene comune; una concezione dell’acqua indiscutibile, eppure oggi intesa e declinata in accezioni con essa incompatibili. Non è un interesse, soprattutto economico; non è un privilegio, soprattutto di pochi; non può essere motivo di lotte e conflitti: è vita e strumento di pace, e come tale deve essere trattata. Con rispetto. Ed è con queste tematiche che ci siamo confrontati, considerando soprattutto la scarsità di acqua per gli abitanti di alcune aree della terra, e le vessazioni e limitazioni nel suo utilizzo cui sono soggetti da parte dei “potenti”.

Questo “cantiere di cittadinanza mondiale” ha come sfondo le montagne delle Madonie; dormire in tenda presso la base scout dei Monticelli trascorrere le sere attorno al fuoco e persino lavare i piatti senza luce elettrica, sono cose che hanno un fascino non indifferente.

Eravamo un gruppo di 23 ragazzi, semi – sconosciuti l’uno all’altro. Ma l’amicizia che è nata tra di noi va al di là dell’esperienza di 7 giorni trascorsi insieme, proprio grazie agli incontri e ai momenti che hanno scosso il nostro cuore e le nostre consapevolezze, solo apparentemente, consolidate.

I LAVORI DI UN CANTIERE

lavori di gruppoI primi 3 giorni di campo sono stati orientati, non a caso, alla conoscenza di sé e alla costruzione di un più autentico rapporto con gli altri, in un percorso incredibile guidato dall’eccezionale Prof. Carlo Romano: attraverso attività di osservazione, scrittura, dialogo, uso dei sensi e scoperta dello spazio e del corpo, siamo stati accompagnati verso la conoscenza dei nostri limiti e l’abbattimento dei pregiudizi, fino ad apprezzare le differenze che ci distinguono, arrivando a provare concretamente la verità dell’affermazione “Un altro mondo è possibile a cominciare da me stesso…se qualcuno fa qualcosa”.

I giorni successivi sono stati, invece, un susseguirsi di scoperte e di incontri con donne e uomini che, attraverso il racconto delle loro vite, ci hanno permesso di aprire gli occhi e il cuore per scuoterci dall’inerzia e dal torpore del “non ce la posso fare” che caratterizza il nostro tempo. Come non citare la forte e “negra” (così vuole essere chiamata) giornalista e professoressa Genevieve Makaping,Marco Alban – Rappresentante Paese di LVIA in Burkina Faso, Mali e Senegal e il prof. Pirrone, esperto di politica internazionale, i quali hanno descritto i modelli in base ai quali sono costruiti i rapporti tra cittadini dei paesi “globalizzati” e degli Stati africani, hanno discusso sul problema della spartizione delle ricchezze, della globalizzazione, ma anche tentato di dare una lettura in positivo dell’Africa come paese in evoluzione e destinato a sostituire l’Europa, grazie anche, ad esempio, al dialogo alla pari che sta intessendo con la Cina.

Nel bellissimo scenario del lago artificiale e della diga di Trappeto siamo poi venuti a diretto contatto, grazie alle parole dei figli, con la storia e il coraggio di Danilo Dolci: sociologo, impegnato attivamente in tema di diritti e lavoro, promotore di numerosissime proteste e lotte anche contro la mafia, tenace nel pretendere e ottenere dalle istituzioni e autorità locali, tra le altre cose, la costruzione della diga come strumento di riscossa per i contadini di quella zona “desertica”, esempio lampante di come, appunto, “l’acqua è vita” non solo in terre lontane da noi, ma anche qui, in Sicilia

E poi Don Paolo Farinella, che ha rovesciato su di noi una secchiata di acqua fredda, mettendo in crisi i nostri preconcetti e pregiudizi sociali e religiosi, per farci avvedere di come l’altro sia la parte migliore di noi stessi, perché è lui a determinare la nostra identità. E ancora tematiche come la decrescita felice, lo stile di vita sostenibile, lo sfruttamento corretto delle potenzialità del suolo, dei materiali (anche apparentemente inutili come la lana), e delle risorse.

Ogni parola e ogni frase che ho qui riportato, non riesce da sé a descrivere ciò che è stato, non è in grado di cogliere ogni gesto, pianto, risata, stupore o rabbia che è stata dietro ogni cosa vista e ascoltata; e quando infatti, dopo una settimana trascorsa in un turbine di emozioni e scoperte, torni a casa con un bagaglio tanto pesante, non puoi far altro che aprirlo, sparpagliare tutto e condividere con altri quello che hai ormai dentro di te e che, se messo a frutto, può orientare la formazione di una nuova presa di coscienza globale, e spingere all’azione concreta in un mondo che deve essere da noi non semplicemente “abitato”, ma “vissuto”!

L’articolo è stato scritto da Carla Cucco, una delle ragazze che hanno partecipato al Cantiere.

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