L.V.I.A. MAJI, KILIMO, AFIA. Trent’anni di azione LVIA in Tanzania

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L.V.I.A. MAJI, KILIMO, AFIA recita il cartello impolverato che si incontra sulla strada sterrata che porta a Kongwa. Riassume in tre parole (“acqua, agricoltura, sanita`”) quella che e` ormai da piu` di trent’anni  l’azione continuativa di LVIA nella regione semi-arida di Dodoma, una delle aree economicamente più depresse della Tanzania, con un tasso di poverta` del  56,7% – dato addirittura superiore rispetto alla media nazionale riportata dalla Banca Mondiale.

La breve stagione delle piogge si e` conclusa da quasi un mese: i fiumi stagionali si sono ormai prosciugati quasi del tutto, il paesaggio si imbrunisce giorno dopo giorno, e fino al prossimo novembre sara` secco tutto intorno. I grandi spazi africani mostreranno a breve il loro volto piu` caratteristico: baobab spogli, terra rossa, animali sempre piu’ smunti alla ricerca di pascoli sempre più radi, strade estremamente polverose e sfilate colorate di donne e di bambini a piedi, chi con un secchio d’acqua in testa, chi a spingere una vecchia bicicletta che si affossa nel terreno troppo sabbioso, schiacciata sotto il peso delle taniche stracolme che trasporta.

Secondo i dati emersi dalle indagini condotte sul territorio, al momento neanche la metà della popolazione puo’ accedere alle risorse idriche migliorate. La siccità e la scarsità della risorsa acqua sono infatti una delle piaghe che maggiormente affliggono questa regione. Neppure 1 persona su 2 dispone di una fonte d’acqua potabile a meno di 30 minuti di distanza dalla propria abitazione, ed occorre pertanto camminare circa 3 ore al giorno per assicurare alla propria famiglia il quotidiano approvvigionamento d’acqua. Vi si aggiunge il fatto che circa la metà degli schemi idrici rurali esistenti è correntemente fuori uso – non funziona a dovere o necessita di frequenti riparazioni – e questo comporta un ulteriore dimezzamento del numero di persone effettivamente nella condizione di avere accesso ad acqua pulita.

DSCN7406Esattamente in questo quadro si inserisce l’azione di LVIA, che da anni, e tutt’ora, mira a garantire a tutti un accesso duraturo all’acqua, partendo da una gestione piu’ sostenibile delle risorse gia’ al momento disponibili. E proprio con quest’intento, attraverso il “Progetto integrato di gestione delle risorse idriche e promozione di attivita` generatrici di reddito nel Distretto di Kongwa (Tanzania Centrale)”, coofinanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, da circa due anni conduce un’azione multisettoriale articolata su 10 villaggi con l’obiettivo specifico di favorire l’uso efficiente degli schemi idrici gia’ presenti sul territorio, dal punto di vista gestionale, economico e tecnico.

Come in qualsiasi progetto articolato, le attivita’ da svolgere sono e sono state molte, cosi’ come le persone che vi hanno preso parte e tutt’ora vi si dedicano. Ciascuno con le sue competenze, ciascuno con le sue esperienze. Tutti a giocare la stessa partita, come una grande squadra internazionale che lavora per un obiettivo comune. Una gran bella squadra, a dire il vero (che in periodo di Mondiali non puo’ che tifare Italia, va da se’. 30 anni di LVIA sono anche questo), un team composito di cui entriamo presto a far parte anche noi, servizio civili all’estero, con la nostra storia, con il nostro entusiasmo e ovviamente con il  nostro swahili decisamente da migliorare: nel corso dell’anno che trascorreremo qui, ci sara’ tempo anche per questo!.

Il cuore di tutte le attivita’ e’ il compound di Kogwa, la sede storica di LVIA in Tanzania. L’ufficio e’ un via vai di gente continuo, Habari (come stai?) la domanda piu’ comune, Nzuri (sto bene) la risposta piu’ spontanea. E’ da qui che Albertina coordina l’andamento dei progetti, Naomi svolge le funzioni di segreteria, Rachel gestisce la contabilita’, Chamgheni e Steven preparano le attivita’ da svolgere sul campo e, ultima ma non per la funzione che svolge, Mama Dixon porta il chai e i chapati all’ora del te’. Si lavora al computer, si discute, si parla al telefono, si fanno riunioni, si compilano budget, si cercano di far quadrare i conti, si scrivono report, esattamente come in un qualsi altro ufficio (con la differenza che qui, se si sollevano distrattamente gli occhi verso la finestra, non e’ poi cosi’ improbabile trovarci un geko lungo due spanne, arrampicato sulla zanzariera).  Ma piu’ di ogni altra cosa, e’ qui che impariamo un sacco di cose, cosi’ come durante le attivita’ sul campo. L’analisi delle acque e’ stata proprio una di queste.

E’ mattina presto, il muezzin sta ancora intonando la prima preghiera. Partiamo all’alba, oggi niente lezione di swahili. Wilfred alla guida del pickup gia’ un po’ sgangherato a forza di km macinati sullo sterrato, ruota di scorta nel cassone, strumentazione tecnica sul sedile dietro, bottigliette d’acqua nello zaino, ancora un po’ di sonno negli occhi. Con noi c’è Clemence, l’ingegnere tanzaniano di LVIA, da anni attivo nei settori acqua e igiene. Il viaggio e’ lungo, la strada anche, tutta dissestata e, manco a dirlo, impolverata. I soliti imprevisti (che, benche’ imprevedibili per forma, qui, al contrario, son tutt’altro che eventuali quanto a probabilita’) non si fanno attendere. Alla fine arriviamo: la piccola e sperduta Naguro.

E’ l’una, è ora di pranzo. No… sono le sette, saba ya mchana dichiara l’orologio tanzaniano. Qui le ore si iniziano a contare dalla prima ora di luce. Abbiamo percorso circa 120 Km. Almeno la metà su strade asfaltate. L’altra su strade bianche, pardon, rosse. E’ il secondo mercoledì di Giugno, siamo in un piccolo villaggio del distretto di Chamwino. Veniamo accompagnati dalle autorità locali al pozzo e alle fontane pubbliche dove donne e bambini giungono per riempire le proprie taniche. Il nostro arrivo non pare esser passato inosservato. Iniziamo il sopralluogo e l’analisi delle acque, rialziamo gli occhi, risolleviamo lo sguardo, non è necessario, siamo circondati. Perlopiù uomini e bambini; donne e ragazzi sembrano tenere le distanze, impegnati, in attesa del loro turno per prendere l’acqua.

Il lavoro procede, i membri del comitato dell’acqua sono molto disponibili, si esamina il sito, si discute della gestione dei punti di approvvigionamento. L’analisi dell’acqua mostra alcuni parametri soddisfacenti, altri no. Nello stesso momento alle nostre spalle lo sfilare di donne con in capo fasci di legna scandisce il tempo. Lento. Ancora. Il sole è alto, il fare si impasta con ciò che gli occhi ammettono, con le parole che ci sfiorano. Odori, olezzi ed afrori che ci lasciamo dietro come una scia, siamo di nuovo in macchina. Andiamo altrove, in un’altra Naguro. La procedura la stessa, l’emergenza acqua pure. Lampante.

La realta’ dei fatti parla chiaro: nonostante l’impegno e gli sforzi di LVIA, dei donatori e delle istituzioni locali ed internazionali, il diritto all’acqua non e’ ad oggi ancora a tutti garantito. Ancora in troppi villaggi della Tanzania centrale, infatti, una famiglia acquista in media 2 secchi al giorno di acqua soltanto, ciascuno dalla capienza di 20 litri. La differenza rispetto ai 20 litri giornalieri pro capite – individuati dalla Comunita’ Internazionale come diritto non commerciabile all’accesso all’acqua di ciascun essere umano – e’ piu’ che evidente.

LVIA crede in questo grande obiettivo, e anche noi vogliamo esserne parte. Ma ancora molto resta da fare. Per questo la partecipazione, il sostegno e la responsabilita’ di tutti diventano fondamentali.

di Luca Traini e Sara Tesio, Servizi Civili LVIA in Tanzani

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