Una giornata sul campo con gli apicoltori in Tanzania

Preparando una visita sul campo: i ritmi africani ai quali (ancora) faccio fatica ad abituarmi!

Ci si alza la mattina, da veri piemontesi, più o meno scattanti al suono della sveglia che trilla all’alba. Doccia non gelata ma fresca – fresca passando in rassegna (illusi) tutte le cose che si sono metodicamente programmate per la giornata. Si prepara lo zaino per andare in villaggio (crema solare, borsa delle medicine, bottiglia dell’acqua, occhiali da sole, quadernetto a fogli gialli a righe, secondo telefono per le emergenze, ricambio perche’ non si sa mai), si arrotola ormai con maestria la zanzariera a baldacchino sul letto tutto arruffato e poi fuori, a passi lenti sulla terra umida, direzione cucina, per un italianissimo caffe’ senza il quale nessun mzungu walivia (=bianco di LVIA) puo’ iniziare la giornata come si deve.

L’orologio segna le otto. L’illusione di una giornata pianificabile e pianificata a dovere fa da padrona in questa fresca e sorprendentemente verde mattinata di Kongwa. La chiave gira due mandate nella porta dell’ufficio, che per via del legno che si espande con il cambiamento della temperatura fatica ad aprirsi. Gli autisti, i facilitatori, la segretaria, il contabile, l’ingegnere poco alla volta passano alla mia scrivania per il buongiorno: Mtoto, habari za asubhui?” (= “bimba, come stai stamattina?”). Sono la piu’ giovane, e come tale fin da subito ribattezzata ‘bambina di LVIA’, diventando mtoto’ di tutti. “Nzuri” (= ”Bene”), la risposta qui e’ sempre positiva, non puo’ essere diversamente, se proprio gira male al massimo si può aggiungere un “però…”, ma al saluto si ribatte sempre col sorriso.. “Umeamka salama?” (= “Ti sei svegliata bene?”), “Safi cabisa” (= ”Molto bene”): ora che il caldo ha mollato, si dorme d’incanto, di nuovo col lenzuolo e certe volte addirittura con la copertina. “Hai sentito la pioggia stanotte?”. Non si parla d’altro, siccità da aprile a dicembre equivale automaticamente ad un’autorizzazione esplicita, più che giustificata, a parlare del tempo per almeno tutta la stagione. Si organizza insieme la giornata lavorativa  per chi rimane nel compound  e poi pronti per le attività nel villaggio.

154Wilfred, l’autista tuttofare, giornale sul cruscotto del pickup 4×4, molto professionale con la cintura allaccita, abbassa un poco il bongo-flava alla radio sulla strada sterrata che porta a Mbande. Tira su il finestrino per evitare che tutta la polvere rossa sollevata dal dalla dalla (=pullmino cinese scassato piuttosto malridotto, dalla capienza infinita – meglio della borsa di Mary Poppins – che collega Mbande, ai villaggi circostanti) che ci passa accanto entri in macchina e ci ricopra come delle fettine impanate. Wilfred mi chiede: Sara, leo tuende wapi? (= “Oggi dove andiamo?”). “Andiamo al villaggio di Msunjilile, distretto di Kongwa.” Terminiamo il primo round del follow up al progetto CEI sull’apicoltura che stiamo realizzando con la Diocesi Cattolica di Dodoma-Caritas, partner storico di LVIA. A meta’ strada ci aspetta il consulente di DOBEC, la cooperativa di apicoltori di Dodoma che ha gia’ supportato le attivita’ LVIA nel corso del progetto. Alle nove e mezza dovremmo iniziare le attivita’ con gli apicoltori del villaggio.

Tutto sembra procedere come da piani. Poi arriviamo a Msujilile, in una piazza che rimane impressa, tanto e’ grande il baobab che vi spadroneggia. La troviamo deserta, se non fosse per il VEO, l’autorità amministrativa di villaggio, che invece è  lì ad aspettarci, cavalcioni sulla moto, con il classico “Pole (= mi dispiace), gli apicoltori sono un po’ in ritardo”, che in altre parole significa “Dio solo sa quando arriveranno”. Quindi ci rassegniamo ai tempi africani aspettando sulla panchina del Centro di Raccolta del Miele che LVIA, UFUNDIKO (ong locale costituita dagli ex tecnici LVIA) e gli apicoltori hanno realizzato con il cofinanziamento CEI.

La gente e’ nei campi. Sulla strada li abbiamo visti: donne con la zappa sulle spalle, un bimbo arrotolato in un drappo variopinto sulla schiena, a pedalare su una strada terrosa e melmosa in cui si affonda; aratri trainati da animali con lunghe corna dalla forma allungata, come nei racconti dei miei nonni, seguiti da una processione di seminatori che danno il ritmo a quella fatica sotto il sole. La stagione delle piogge e’ una sola e anche molto breve: quando arriva, arriva. Tutti a lavorare la terra, tutti a prendere al volo quest’unica occasione che l’anno nuovo porta in una regione semi-arida come quella di Dodoma.

Il progetto Apicoltura: non so se apicoltori–acrobati si nasce, ma qui di sicuro lo si diventa!

apicoltori_saraAlle 11.30, quando buona parte del gruppo degli apicoltori si e’ riunito, si comincia. Ci si saluta, ci si presenta, ci si ringrazia a vicenda per la volontà di lavorare insieme. Oggi si discute, in modo partecipato, di quello che e’ lo stato attuale dell’attività mellifera, in senso ampio, di quelli che sono stati i risultati del progetto CEI appena concluso e di quelle che sono state, e sono ancora, le sfide aperte che insieme intendiamo affrontare nei mesi a venire.

A Msunjilile, come negli altri due villaggi interessati dal progetto, si lavora in gruppo: è sicuramente una bella scommessa, ma insieme, congiungendo ed armonizzando gli sforzi e le risorse, i resultati sembrano essere piu’ vicini. Pero’ i problemi non mancano, andare d’accordo non e’ cosa semplice: 20 persone, 14 uomini e 6 donne (una delle quali coordinatrice del gruppo), 50 arnie topbar con le quali prendere confidenza perche’ diverse da quelle tradizionali, un clima non favorevole (poca acqua, siccità,quindi niente fioriture fino a un paio di settimane fa e sciamature che ritarderanno fino al mese prossimo), parassiti molto aggressivi di cui non e’ facile liberarsi, macchinari e tecniche per la lavorazione del miele tutte da studiare e da imparare. Pero’ e’ una sfida che si intende giocare ed e’ per questo, appunto, che si e’ pronti a lavorare insieme.

L’attività non può essere completa, ovviamente, senza una visita ai siti in cui le arnie sono state posizionate. Questo e’ uno spettacolo per chi, come me, pensando alla parola “apicoltura” si immagina una serie di casette ordinate, tutte in fila, allineate all’ombra di un fruttetto fiorito. Ebbene, in Tanzania non e’ cosi’.

apicoltori_arnie_alberiImmaginate distese piu’ o meno pianeggianti di terra rossa  sulla quale, in questo periodo, si stende un velo di erbetta verdissima. Immaginate una corona di verdi colline che tracciano un sinuoso confine tutto intorno. Immaginate enormi baobab, ora pieni di foglie, che troneggiano come isole di ombra di tanto in tanto in questo paesaggio di savana. Immaginate qualche casa di terra cruda sparsa qua e là e qualche bambino con le capre al pascolo. A questo punto pensate ad un’arnia topbar, che non e’ nient’altro che una scatola di legno molto simile a quelle che anche in Europa siamo abitutati a vedere, solo un po’ piu’ stretta ed allungata. Bene, ora posizionatela sul baobab ed il quadretto e’ perfetto.

Che ve ne pare? Una distesa surreale di alberi di Natale, con casette bianche penzolanti e, vi assicuro, la proporzione abete/palline – baobab/arnie è più che rispettata.

apicoltori_arnieNon so se apicoltori-acrobati si nasce, ma sicuramente qui lo si diventa. Il miele trova un ampio mercato ed offre alla popolazione locale un’opportunità per generare reddito in uno dei contesti socio-economici tra i più difficili della Tanzania dove il 56,7% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Se poi, grazie ad uno sforzo combinato tra i cosiddetti “Nord e Sud del mondo” si riesce, lavorando insieme, a perfezionare la tecnica ed aumentare la produzione di questo alimento,  allora e’ una scommessa che va fatta.

Sara Tesio – Servizio Civile LVIA in Tanzania

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