Il cantiere “Cittadini del villaggio globale 2015”: le aspettative amplificate

tavola

La tavolata dei paesi ricchi.

pranzo dei popoli africa

Razione di cibo assegnata a chi rappresentava l’Africa.

Il cantiere ” I Cittadini del villaggio globale” organizzato da LVIA Sicilia, capitanata da Vito Restivo, come ogni anno non ha deluso. Nel bellissimo parco delle Madonie, appena sopra alla città di Castelbuono, dal 24 al 27 agosto, 12 ragazzi siciliani e piemontesi hanno condiviso giorni di intenso lavoro sul tema dominante di questo 2015:

il cibo e la distribuzione delle risorse nel mondo.
E così, mentre l’EXPO di Milano si faceva vetrina delle multinazionali del “food”, in tutta la loro pomposità, i “cittadini del villaggio globale” digiunavano, mettendosi nei panni anche di quella parte di mondo in cui il cibo veramente manca. Il cosiddetto “pranzo dei popoli” è uno degli strumenti educativi informali utilizzati dagli animatori durante il cantiere per far provare ai ragazzi, sulla propria pelle, la sensazione di sconcerto e ingiustizia nel vedere come una bella tavola colma di ogni bene, non riesca a soddisfare i bisogni di tutti a casa dell’iniqua distribuzione.

Durante i quattro intensi giorni, i ragazzi hanno partecipato allo sviluppo di un’idea partendo dall’analisi dei problemi di sovra sfruttamento e ingiustizia legati al cibo, muovendosi attraverso le testimonianze di persone esemplari, e giungendo infine alla risposta che un altro mondo è possibile, a cominciare da me stesso.

NOI CITTADINI DEL MONDO

gioco fiducia

Due ragazze del cantiere fanno un gioco sulla fiducia.

Nel clima di convivialità tipico di chi vive all’aria aperta, nell’essenzialità di chi fa a meno dell’elettricità, i 12 giovani si sono conosciuti, hanno provato a fidarsi l’uno dell’altra da completi estranei, e hanno condiviso il cibo insieme per la prima volta. Hanno giocato a capire quali sono i conflitti interni e quelli esterni che creano lo scontro, sempre secondo la filosofia secondo cui il cambiamento deve avvenire prima dentro se stessi.  

Fra Domenico con i giovani

Fra Domenico spiega ai ragazzi l’enciclica di Papa Francesco


Hanno parlato di natura e dell’enciclica di Papa Francesco
insieme a Padre Domenico Spatola, un incredibile Frate Cappuccino, insegnante di armonia e composizione al conservatorio di Palermo, nonché teologo illuminato e illuminante. Quello che più colpisce è l’estrema semplicità e umanità che ritorna nei discorsi del
Pontefice e che appartiene da sempre al Vangelo di Gesù, ma che è stata spesso sorpassata da una complessità aggrovigliata che ci lega. È bello sentire, soprattutto per dei ragazzi, un dotto frate mettere in discussione i precetti “classici” della chiesa, a favore di un approccio più umano e umanizzante, di cuore e di coscienza. La stessa coscienza che ci viene chiesta di mettere in gioco quando pensiamo alla natura, sia come creato che come bene comune, e alla sua salvaguardia. Il discorso ha poi preso piede con il contributo di Padre Lorenzo Marzullo, che è stato assistente durante tutto il campo, missionario in Ecuador per anni e ora tornato a Castelbuono, dove lavora in particolare con i giovani, cercando di colmare le difficoltà della città nell’occuparsi di loro, e istituendo un osservatorio psicologico.

LA NATURA BENE COMUNE

Prof. Schicchi

Prof. Schicchi, botanico alla facoltà di agraria di Palermo, mentre ci mostra un fungo.

La Roverella

La Roverella, la quercia millenaria del Parco delle Madonie

Collegandoci al tema della natura come bene comune da difendere e salvaguardare, il Prof. Schicchi, botanico alla facoltà di agraria di Palermo, ha accompagnato i ragazzi in una passeggiata alla scoperta della biodiversità che caratterizza il parco delle Madonie e rende l’Italia un caso unico in tutta Europa. Ad ogni passo in avanti era possibile notare specie vegetali diverse di cui il Professore sapeva raccontare origini e utilizzi. Piante medicinali, aromatiche, con proprietà eccezionali, velenose, dai frutti coloratissimi e fiori profumanti. In particolar modo il professore ha voluto soffermarsi più a lungo di fronte alla millenaria quercia, la Roverella, che veglia su Castelbuono dall’alto della sua posizione. Un essere vivente che è sopravvissuto a più di mille anni di storia siciliana, con tutte le sue invasioni e mutazioni, che dalla punta su cui svetta, ha visto fiorire la civiltà, ma anche il degrado. L’uomo, a volte, sembra essersi dimenticato della bellezza gratuita che lo circonda, ma la Roverella si erge a ricordarci che le piante e gli animali sono forti, ed essenziali alla vita dell’uomo che se continua sulla via dello sfruttamento a tutti costi, non le sopravvivrà.

IL LINGUAGGIO DELLA MUSICA

tamburi

Santo Vitale, membro dell’associazione Jambo Sana di Palermo, insegna ai ragazzi a suonare i tamburi.

Proseguendo il viaggio i “cittadini globali” hanno incontrato Santo Vitale, il signore dei tamburi! Appartenente al gruppo di musica africana Jambo Sana, è un percussionista e costruttore di tamburi africani che, insieme alla sua associazione, si occupa di intrattenimento, animazione e spettacoli. Ha fatto visita al campo base, carico dei suoi tamburi e di tanta pazienza. È stata un’occasione per sperimentare la comunicazione che non necessita di parole, ma solo di ascolto e suono. Un linguaggio universale che è stato utile anche il giorno successivo, quando i ragazzi hanno fatto visita ai migranti di Isnello.

UN ALBERGO DIVENTA UN CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA

Un albergo a quattro stelle immerso nel verde, non lontano da Castelbuono, a metà tra il mare e la montagna. Piscina, due campi da calcio, sale da pranzo eleganti e troppi pochi clienti. Così l’Hotel Piano Torre è diventato centro di prima accoglienza per i migranti in attesa di essere dichiarati “meritevoli” del permesso per motivi umanitari oppure no. Grazie alla disponibilità, e all’interesse, degli albergatori, i giovani migranti sono ospitati in condizioni dignitose, ma come in qualunque altro centro di prima accoglienza, per gli 8-12 mesi successivi non possono muoversi liberamente né lavorare o ricevere formazione se non con i necessari permessi e accompagnati da operatori volenterosi, cosa ancora più difficile se il centro si trova abbarbicato sulle colline castelbuonesi, troppo distante dalle prime città per potersi muovere a piedi.

Centro di prima accoglienza di Isnello

Musica e canti nel giardino dell’Hotel Piano Torre, ora centro di prima accoglienza di Isnello (PA).

Nonostante ciò, i giovani “cittadini globali” hanno portato un momento di animazione condividendo i tamburi, portando canzoni e balli tipici o improvvisati, contraccambiati dagli ospiti del centro con racconti delle loro storie, sogni e speranze. Alcuni dei giovani ragazzi del centro, quando erano in Africa, per certi aspetti vivevano situazioni simili a quelle dei giovani italiani: vivevano in grandi città, lavoravano o studiavano con la prospettiva di una vita migliore. Quando è stato chiesto loro di proporre un canto o una danza tradizionale nessuno ha saputo cosa fare perché la musica che ascoltavano loro a casa era la stessa che passa oggi alle nostre radio. Per questo è stato facile immedesimarsi nei panni di coetanei che però, a differenza dei visitatori, hanno provato la sofferenza di dover lasciare la propria casa a la propria famiglia trovatasi in condizioni di vita sempre più difficili, con i movimenti estremisti in crescita a minacciare la sicurezza fisica delle persone e l’instabilità della situazione politica, tutto per inseguire un futuro ideale, incerto e distante quanto il viaggio della speranza. Un’esperienza toccante che ha fatto molto riflettere sulla fortuna casuale che hanno tutti i cittadini europei ad essere nati in questa parte di mondo, e sul senso di umanità che dovrebbe accomunarci, superando logiche puramente economiche e di potere.

IL CORAGGIO DELLA VERITÀ

Rimanendo sul tema del coraggio è stata veramente toccante e significativa la testimonianza di Angela Manca, residente a Barcellona Pozzo di Gotto, una visita per cui è valsa la pena viaggiare per due ore tutti pigiati in un pullmino da 9 posti.

Foto di gruppo alla casa di Angela Manca

Foto di gruppo alla casa di Angela Manca, a Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

Nella bruttura di un paese dove regna l’omertà, si erge a testa alta la madre di un ragazzo, scomparso in circostanze equivoche nel 2004. Una storia in cui la verità non è ancora emersa, nonostante i faticosi sforzi della famiglia, anche a causa di omissioni e depistaggi messi in atto proprio da coloro che la giustizia dovrebbero perseguirla. Uno dei tanti casi in cui i poteri che agiscono da dietro le quinte, sono tanto grandi da implicare la collusione dello stato con la malavita. Ma è proprio in questo contesto che emerge il coraggio e la speranza di persone fuori dal comune, che non perdono la fiducia e si dedicano anima e corpo alla ricerca della giustizia e al dialogo con i giovani.

Come Angela Manca o Renato Accorinti, sindaco di Messina.

Renato Accorinti

Renato Accorinti, sindaco di Messina, nei suoi soliti panni da attivista.

Anche lui, nato come attivista per i diritti civili, dell’ambiente e della lotta alle mafie, dedito alle cause di interesse pubblico, rappresenta uno di quegli esempi virtuosi di politica che nasce dal basso e che vince contro i colossi del bipolarismo. Candidatosi in un lista civica in seguito alla sollecitazione da parte della gente, ha vinto le elezioni nel 2013 ed ora si fa portavoce dei cittadini, perseguendo quelle cause di giustizia, portate avanti con lo stesso stile di quando non era sindaco. Al grido di “cambiamo Messina a partire dal basso, da ognuno di noi!” Renato ha parlato ai giovani “cittadini globali” con una convinzione e un carisma tali da non lasciare dubbi a ciò che fin dal principio era stato il senso del campo: capire che il cambiamento deve partire da ognuno di noi, inseriti nel nostro ambiente di lavoro, di amicizie, di tempo libero, ma dove le singole cose non sono compartimenti stagni. L’essere cittadini e “fare politica” sono condizioni di base del nostro vivere nella società, che non devono essere relegate al momento del volontariato o della manifestazione in piazza. Tornando al discorso iniziale, il bene comune è la somma dei beni singoli, e il cambiamento positivo a cui aspiriamo non può che partire da ognuno di noi.

IL MANDATO: ESSERE CITTADINI

Con questo “mandato” e speranza si è concluso il cantiere, esperienza unica nel suo genere, in grado di unire le persone da un senso di fratellanza umana, far conoscere casi esemplari positivi che difficilmente emergono in un contesto in cui si parla solo di emergenza, stimolare quel senso di appartenenza che ci porta a sentirci responsabili e ad agire in nome di un più grande bene comune.

Foto di gruppo

Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al cantiere posano per una foto di gruppo.

Autore: Alessia Mottura

Photo credits: Elisabetta Guarraia

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Il sogno proibito di una donna africana

Siamo in Africa, il continente che ha dato i natali all’umanità, in cui la natura ha prodotto il meglio di sè, creando imponenti meraviglie e lanciando anguste sfide alle generazioni umane che hanno abitato e abitano tuttora questo continente.

Ci troviamo in Kenya, storicamente nel punto in cui la deriva dei continenti ha prodotto la favolosa Rift Valley milioni di anni fa, condizionando l’evoluzione umana e quella geologica, e che oggi soffre per le numerose ingiustizie che continuano a perpetrarsi sul suo territorio.

Tutte queste vicende non hanno cambiato il ruolo della donna, lasciandola sempre ai margini delle sviluppi storici, politici, sociali del continente.

La donna, che è stata la prima, senza voler sminuire l’uomo, ad adattarsi alle difficili condizioni ambientali. Dove non c’era la vita lei l’ha portata, dove non c’era il cibo lei lo ha trovato, pulito e cucinato. In assenza degli uomini lei ha custodito le mandrie con i figli sulle spalle.

Dove non c’era acqua, lei l’ha cercata e trasportata a casa…. L’acqua. Sorgente di vita.

Intorno a questo prezioso liquido si svolge la vita di un’intera famiglia, tribù o villaggio. Dove c’è il bestiame assetato lei spegne la sete, dove c’è l’erba lei fa crescere il cibo, dove c’è un minimo di vita lei la alimenta. Resistendo imperterrita alle ostilità della natura.

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Il sogno proibito di una donna africana

Il legame acqua-donna è molto stretto, sono amici per la pelle, non ho visto nessun uomo in 7 anni passati in terra africana che tenesse in testa litri e litri d’acqua e che percorresse ogni giorno decine di chilometri di terreno accidentato sotto un sole rovente. Per questo la donna merita il più alto premio che esiste sulla terra come portatrice di acqua. E di vita.

 

Bledar Zajmi Volontario LVIA in Kenya

 

Questo pezzo è stato scritto come apertura della newsletter che i nostri volontari dal Kenya inviano per aggiornarci sui progetti. Scarica e leggi l’intera newsletter

Gestione dei Rifiuti a Bissau: LVIA appoggia il Municipio in questa nuova sfida

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È da poco iniziato in Guinea Bissau un progetto di gestione dei rifiuti solidi urbani, promosso dal Municipio di Bissau in partenariato con LVIA e co-finanziato dall’Unione Europea. Su invito del finanziatore, LVIA è riuscita in questo progetto a capitalizzare le esperienze già portate avanti nell’ambito della gestione dei rifiuti in Senegal, Burkina Faso, Mozambico, Guinea Conakry e Mauritania, promuovendo il ruolo di primo piano di un Ente locale.

La particolarità del progetto, infatti, è che, pur con l’appoggio tecnico e amministrativo dell’Associazione – legittimato dalla larga esperienza nella realizzazione delle attività previste – il capofila del progetto sarà il Municipio stesso della capitale guineense.

IL CONTESTO – la gestione dei rifiuti solidi a Bissau

giovani volontariAd oggi nella capitale della Guinea Bissau la raccolta dei rifiuti è precaria e viene portata avanti senza alcun tipo di pianificazione da parte del Municipio: in tutti i quartieri i cittadini lasciano i rifiuti a lato della strada, in depositi informali che sono diventati col tempo vere e proprie discariche a cielo aperto senza alcun tipo di controllo. Il servizio di raccolta del Municipio è disorganico e non riesce a rispondere alle esigenze dei quartieri di eliminare queste piccole, ma numerose discariche.

D’altro canto tale lavoro di raccolta e differenziazione dei rifiuti è svolto informalmente dai cosiddetti “lixeiros”, persone vulnerabili che vivono di ciò che di riciclabile riescono a incontrare nei cumuli di rifiuti: il loro impiego è prezioso, ma le condizioni in cui viene svolto non sono dignitose per la vita umana, spesso pericolose e non igieniche. A Bissau i “lixeiros” sono soprattutto donne che raccolgono materiali plastici (bottiglie, bacinelle, contenitori), li lavano e li rivendono in circuiti informali.

Il PROGETTO

Attraverso il progetto “GRSU-BISSAU” LVIA mira a condividere le esperienze acquisite sulla gestione dei rifiuti in altri Paesi africani, rafforzando le competenze del Municipio di Bissau e sostenendolo nell’elaborazione di un piano decennale di gestione dei rifiuti solidi urbani, ad oggi inesistente.

Attività 1: smaltimento delle discariche di quartiere

I giovani delle associazioni di quartiere

Per fare fronte alla situazione di emergenza delle discariche a cielo aperto presenti nei quartieri, il progetto prevede il supporto immediato allo smaltimento di questi depositi che avverrà attraverso differenti giornate dedicate alla pulizia della città.

Le prime due giornate sono già state organizzate nelle scorse settimane: una volta noleggiati i veicoli necessari, si è proceduto alla pulizia di due tra i più critici punti di accumulo dei rifiuti, coinvolgendo le associazioni dei due quartieri in questione, Pluba e Plackdois. Queste associazioni sono composte da gruppi di vicini che vivono nella stessa zona e che hanno scelto di formalizzarsi per poter meglio portare avanti attività volte al miglioramento delle condizioni di vita nel proprio quartiere. Molti sono i giovani che partecipano e che si mettono in gioco come volontari collaborando al fine di portare avanti attività sociali nello spazio in cui vivono. Anche nel caso delle giornate di pulizia organizzate queste associazioni si mobilitano aiutando nella raccolta dei rifiuti che si trovano in luoghi di difficile accesso ma anche contribuendo alla creazione di un ambiente di lavoro sicuro e gradevole attraverso l’organizzazione e la preparazione di un pranzo per i membri dell’associazione stessa. Il contributo di queste realtà e inoltre fondamentale per quanto riguarda la registrazione delle quantità di residui smaltite: essi infatti controllano e registrano tutti gli spostamenti dei camion riuscendo così a fornire delle informazioni necessarie a dimostrare l’impatto del progetto.

Attività 2: formazione delle comunità

Durante i due anni di durata del progetto verranno inoltre portati avanti attività di sensibilizzazione nelle scuole di 10 quartieri della città di Bissau: sono già iniziati i primi incontri con le ONG locali che operano sul territorio, per progettare insieme tali percorsi e per permettere loro di promuovere le attività direttamente con la popolazione beneficiaria, godendo dell’appoggio e della supervisione dell’equipe di progetto LVIA.

Attività 3: il coinvolgimento dei Lixeiros

Il progetto prevede, inoltre, il supporto al lavoro dei lixeiros e un grosso sforzo nel riconoscimento e nella formalizzazione del loro impiego, così come è avvenuto in altri progetti che LVIA ha promosso in Senegal, in Mozambico, in Burkina Faso e in Guinea Conakry, creando nuove opportunità di lavoro per fasce sociali vulnerabili, promuovendo la formazione, l’accompagnamento professionale e l’auto-organizzazione in cooperative.

IL RUOLO DI LVIA: la valorizzazione dell’ente locale

Il Municipio si sta impegnando con orgoglio nello sviluppo del primo progetto che un finanziatore abbia deciso di affidargli direttamente: la strategia posta in essere per il raggiungimento dei risultati prevede una forte sinergia tra l’Ente locale e LVIA, il continuo scambio di opinioni tra i due attori e l’individuazione di nuove soluzioni che possano coniugare l’expertise dell’Associazione nel settore rifiuti e la conoscenza del contesto e delle dinamiche locali del Municipio.

Il ruolo di LVIA è, dunque, in questo caso più marginale rispetto alle progettualità sui rifiuti negli altri paesi, ma non per questo meno importante: il Municipio, infatti, ha fatto emergere la necessità di avvalersi delle competenze dell’ONG, non solo per ciò che concerne il settore della gestione dei rifiuti, ma anche per le capacità di gestionali tout-court.

Tra le varie sfide che LVIA è chiamata a compiere c’è anche quella di rendere il Municipio capace di gestire la parte amministrativa del progetto e le relazioni dirette con il finanziatore, affinché vi siano all’interno dell’Istituzione delle competenze tali da poter usufruire di un eventuale ulteriore finanziamento –  al termine di questi due anni previsti per il suddetto progetto – che dia continuità e sostenibilità all’attuazione del piano di gestione dei rifiuti sul lungo periodo.

Il progetto GRSU-BISSAU rappresenta una grande opportunità per il Municipio e lo staff locale, con motivazione ed entusiasmo, sta cercando di portare avanti questa nuova e sfida.