LVIA alla route nazionale Agesci 2014: ONE WAY

IMG_1623Arriviamo a San Rossore alle 17.00 del pomeriggio del 7 agosto. Il caldo è quello delle grandi occasioni, un po’ come la fila delle persone che gestiranno i laboratori, in attesa di registrarsi e ricevere il badge.

Mentre siamo in coda speriamo di farcela per raggiungere in tempo utile la cerimonia di inizio, che si tiene esattamente dall’altra parte del campo, a circa 5 km di distanza… alla fine arriviamo pochi minuti dopo l’inizio, in tempo per sentire i saluti ufficiali delle istituzioni e le parole dei responsabili nazionali dell’Agesci: tutti invitano i giovani ad essere coraggiosi per costruire una nuova società , che rimetta al centro la persona, le relazioni, la giustizia.

La partecipazione alla Route Nazionale 2014 organizzata dall’Agesci per rover/scolte italiane è stata per LVIA un’opportunità di mettersi in cammino con 30.000 giovani sulle strade del coraggio tracciate da un anno di lavoro e di scelte che i clan hanno compiuto a livello nazionale, ma anche per raccontare e testimoniare le scelte di coraggio che l’Associazione cuneese compie ogni giorno da quasi 50 anni in Italia e nei 10 Paesi africani, oltre che l’Albania, dove è impegnata.

Attraverso la dinamicità dell’attività proposta durante il laboratorio, inserito nel macrotema “il coraggio di essere cittadini”, abbiamo coinvolto circa 100 giovani provenienti da ogni angolo d’Italia, e quello che abbiamo cercato di trasmettere – speriamo con successo – è che chiunque può scegliere la via del coraggio per essere cittadino del territorio “globale”, consapevole del fatto che ogni scelta e ogni impegno a livello territoriale ha dei riscontri e delle conseguenze sulla vita di persone e paesi anche molto lontani, di cui magari si ignora l’esistenza. I riscontri dei giovani sono positivi: se all’inizio molti di loro ci dicono che non si sono mai interessati al tema, che sentono distante e di cui conoscono poco, dopo l’attività proposta si stupiscono di scoprire che quell’attività con gli immigrati, quel laboratorio fatto con i più giovani sul tema della cittadinanza, quella scelta di consumare alcuni prodotti piuttosto che altri, quel racconto del loro amico che ha fatto un’esperienza di volontariato o servizio civile internazionale li riguarda personalmente ed è inerente il tema.

Il senso è proprio quello di trasmettere la possibilità di tutti di essere coinvolti nella cooperazione internazionale – questa grande sconosciuta – scegliendo di essere cittadini attivi che si informano, che promuovono attività di sensibilizzazione, che scelgono criticamente cosa consumare e come non sprecare, che mettono a disposizione le proprie competenze e le proprie relazioni per “restituire” tutto ciò di cui in termini di risorse, conoscenze, relazioni, hanno potuto beneficiare.

IMG_1614Alla fine dei tre giorni andiamo via sicuramente arricchiti dalla speranza che 30.000 “fazzolettoni” hanno negli occhi e che ci trasmettono. Oltre ai tantissimi laboratori proposti, San Rossore è stato il luogo che ha favorito il vero confronto tra i diversi gruppi sulle strade di coraggio intraprese, e i lavori delle tavole rotonde hanno permesso l’incontro e il dialogo con i rappresentanti delle istituzioni (tra gli altri i Presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Piero Grasso) e con alcuni uomini e donne che hanno fatto del CORAGGIO una scelta di vita (tra gli altri: Rita Borsellino, Don Ciotti, Ernesto Olivero, Stefano Zamagni).

Riportiamo qui la “Carta del Coraggio”, documento scritto alla fine della Route, in cui si enunciano gli impegni dei rover e delle scolte per “l’Associazione, per il Paese e per la Chiesa a cui apparteniamo”, di cui condividiamo largamente obiettivi e mezzi proposti per raggiungerli. Tale Carta ci interpella davvero come associazione che si confronta e supporta i giovani in Italia e in alcuni degli altri Paesi in cui è impegnata, affinché diventino cittadini attivi, consapevoli, che dialogano e si confrontano con le istituzioni per costruire insieme – in un’ottica di sussidiarietà – società più eque, giuste ed inclusive.

Nicoletta Gorgerino – settore comunicazione LVIA

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Senegal: “Tutti a scuola!”

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Il progetto “Tutti a scuola!” finanziato dalla Regione Emilia Romagna ha consentito di avviare  un servizio di mense scolastiche per le scuole di Keur Ibra Fall e Diass Palam, due scuole pubbliche situate negli omonimi villaggi alla periferia della città di Thiès, in Senegal.

LVIA si occupa della distribuzione dell’approviggionamento e della distribuzione delle derrate alimentari nelle scuole, si tratta di alimenti non deperibili quali riso, pasta, olio, cipolle, che vengono poi integrati attraverso una quota conferita direttamente ai direttori delle scuole per l’acquisto del pesce, della carne e delle verdure locali.

Tre donne per ogni scuola sono incaricate di mettersi ai fornelli per garantire a 353 studenti, la cui età varia dai 7 ai 15 anni, un pasto nutriente per il martedì e il giovedì, giorni in cui a scuola è previsto il rientro pomeridiano. Mettere a disposizione un servizio di mensa scolastica nella scuola non vuol dire soltanto contribuire alla buona alimentazione degli studenti, ma significa anche incitarli a frequentare le restanti ore pomeridiane, evitando che facciano lunghi tratti di strada, a volte anche kilometri, sotto il sole per andare a mangiare a casa e rischiando di non tornare fino al giorno dopo.

Il servizio di mense scolastiche, in funzione dal Dicembre 2011, sarà ulteriormente arricchito a partire da questo anno scolastico dall’attività di costruzione di due orti scolastici all’interno delle scuole, che consentiranno agli alunni di formarsi sulle tecniche di base di coltivazione dei prodotti locali e ovviamente saranno in grado di fornire in poco tempo delle verdure fresche e di stagione utili alla scuola per la preparazione dei pasti delle mense.

Aspettando l’apertura delle mense scolastiche, prevista per il mese di Dicembre, ci auguriamo che tutto vada per il meglio!

Anna Caltabiano, servizio civile LVIA in Senegal