Senegal: giovani si fanno protagonisti del cambiamento

Eccoci seduti nel mezzo del compound di Thiès, al riparo dell’ombra della nostra grande bâche, tentando di racchiudere in poche righe le mille emozioni ed esperienze vissute in questi primi mesi di servizio civile.

daniele_sabrina-2Il Sénégal con le sue tradizioni, la sua storia e le sue mille contraddizioni è sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte, la “teranga” senegalese ovvero l’ospitalità dei suoi abitanti è cosa risaputa.

Entrambi, per motivi diversi, avevamo già vissuto un’esperienza di formazione in questo Paese e questo ha sicuramente facilitato ed accelerato i nostri tempi di integrazione, sebbene ogni città e contesto senegalese abbia le sue peculiarità.

Sin dall’inizio del nostro percorso, ovvero dalla formazione tenutasi a Torino, ci siamo resi conto che la nostra attività non sarebbe stata delle più semplici. Il nostro progetto di servizio civile per il 2014, nato dall’esperienza portata avanti dalla LVIA in Burkina Faso e destinato ad aumentare tra i giovani un senso di partecipazione e di cittadinanza attiva, non ha ancora ottenuto i finanziamenti necessari per essere avviato.

Non essere inseriti in un vero e proprio progetto, specialmente per chi è alla prime armi, sembra avere molti lati negativi, la mancanza di un programma definito di lavoro in cui potersi inserire aumenta il senso di spaesamento e di difficoltà dei primi giorni. Nonostante questo, non ci siamo persi d’animo ed abbiamo deciso di procedere a piccoli passi facendo divenire il nostro “non progetto” un punto di forza.

sabrina_thiesCon il passare del tempo abbiamo capito che possiamo e dobbiamo essere noi giovani i veri protagonisti del cambiamento e che la libertà d’azione che abbiamo a disposizione è un’opportunità che va sfruttata al massimo, soprattutto in questo momento storico in cui le possibilità per i ragazzi sono spesso ridotte al minimo, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo.

Durante i nostri primi mesi di lavoro abbiamo tentato di ricostruire un quadro generale della realtà associativa della città di Thiès identificandone le criticità ed i punti di forza. Tramite degli incontri informali e di conoscenza con le varie associazioni e movimenti giovanili abbiamo avuto la possibilità di confrontarci e di scambiare esperienze e punti di vista. Il nostro obiettivo è quello di lavorare tra pari, allo stesso livello e di non imporre attività o programmi, ma ascoltarci reciprocamente costruendo un percorso comune.

Il panorama dell’associazionismo giovanile senegalese è variegato ed eterogeneo ed i giovani si impegnano su svariati fronti ma, nonostante ciò, il percorso di sviluppo e di affermazione territoriale delle associazioni resta difficoltoso. Le politiche ed i meccanismi statali non sempre tutelano queste piccole realtà e la mancanza di finanziamenti le porta a concentrarsi unicamente sulla programmazione di eventi sportivi, accantonando ogni tipo di attività culturale e formativa.  La collaborazione tra le varie organizzazioni, spesso deboli e poco strutturate, è sporadica e la competizione esistente tra loro a livello di quartiere impedisce la realizzazione di un percorso comune.

Parallelamente a questi primi incontri abbiamo tentato di avviare un dialogo trilaterale tra Senegal, Italia e Burkina Faso con lo scopo di assicurare uno scambio continuo e proficuo di esperienze, opinioni ed idee. Ad oggi sono molti gli elementi che accomunano i giovani di questi differenti Paesi rispetto a quelli che li differenziano: la disoccupazione e la mancanza di ascolto da parte delle autorità locali sono i problemi più sentiti dai giovani che, organizzandosi ai vari livelli, lottano per ottenere un riconoscimento e partecipare attivamente allo sviluppo del proprio Paese.

daniele_thiesOltre a queste svariate problematiche sociali è necessario tener conto di quelle che sono le altre grandi “piaghe” del Senegal, primo tra tutti l’inquinamento delle grandi città e il problema dei rifiuti plastici che non vengono adeguatamente smaltiti. Forti dell’esperienza trentennale della LVIA Senegal in questo settore e grazie al consolidato partenariato con il centro di riciclaggio della plastica PROPLAST, abbiamo deciso di iniziare da qui il nostro percorso con i giovani. L’organizzazione di alcune giornate di sensibilizzazione e di raccolta di rifiuti nei vari quartieri sarà soltanto l’inizio di una lunga serie di attività che abbiamo intenzione di intraprendere con lo scopo di creare e potenziare una rete di giovani motivati ed impegnati. (il video delle giornate è visibile a questo link)

Oltre a questo obiettivo, la cui realizzazione occupa la maggior parte del nostro tempo, ci stiamo dedicando anche ad altri aspetti che potremmo definire “collaterali” alla nostra attività principale, primo fra tutti la “rinascita” (come noi amiamo chiamarla!) del compound, ovvero della sede LVIA Senegal.

compoundLa struttura del compound si articola su un terreno di un ettaro, verde e ricco di alberi e grazie alle sue numerose e graziose casette arriva ad ospitare fino a 15 persone. Questa grande struttura dunque, sebbene non abitata da diversi anni, possiede tutte le potenzialità per divenire un ottimo punto di riferimento e di aggregazione per i giovani della città di Thiès. A noi il duro ma ambizioso compito di rivitalizzarlo e, magari, di farlo divenire un giorno meta di viaggi di conoscenza e di turismo responsabile.

Per il momento dalla LVIA Senegal è tutto,

speriamo di riaggiornarvi presto con interessanti e nuove attività ,

Sabrina e Daniele – servizi civili LVIA in Senegal

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La creazione di associazioni di catadores e la raccolta dei rifiuti a Maputo

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Oramai da qualche mese a Maputo…ma sembra molto di più, i primi giorni c’era un po’ di smarrimento, cercavamo di capire le dinamiche di una nuova società e i modi diversi di lavorare. Sembra incredibile come cambino le cose in fretta. Dopo aver appreso una serie di cose come saltare i buchi per strada, contrattare i prezzi coi negozianti, districarsi nel traffico disordinato con l’automobile, imparare ad evitare di esser derubati, ma soprattutto continuare ad apprendere come esser utili nel progetto…ci si sente già a casa. In un paese dove l’accoglienza non ha eguali ed è facile fare amicizia con la gente…e anche se si è visti come bianchi stranieri con molti soldi…in realtà già ci sentiamo un po’ Mozambicane.

Alla frenesia di Maputo a volte si riesce ad alternare una visita fuori città il fine-settimana alla riscoperta di grandi spiagge baciate dall’oceano indiano, mangiando pesci enormi, contemplando grandi spazi e facendosi cullare dai naturali silenzi e dal vento africano…e si spera che tutto questo un giorno non venga assorbito dal turismo accanito.

Il progetto di formazione di una cooperativa di catadores sta prendendo forma…dopo 2 grandi esperienze conosciute come “RECICLA” e “FERTILIZA”, si riprende con un progetto ancora più ambizioso, questa volta con catadores di strada. I catadores sono netturbini informali, che sopravvivono della raccolta di rifiuti e della rivendita di questi, attivando i canali informali del riciclo e riutilizzo dei materiali. E’ un’attività che nasce per necessità di sopravvivenza, per riuscire ad affrontare la quotidianità; ma inevitabilmente genera benefici per l’ambiente e la società. Per questo è importante che queste dinamiche vadano potenziate attraverso un processo che ne riduca nel tempo la precarietà. Questo si può fare solo grazie alla creazione di forme associative che danno riconoscimento, dignità, organizzazione a questo lavoro e fan sì che le condizioni di lavoro e di igiene migliorino. In collaborazione con il municipio la futura cooperativa di catadores effettuerà una raccolta di materiali riciclabili per la prima volta in un quartiere di Maputo, tramite l’uso di biciclette con carri per la raccolta.

La gestione dei rifiuti a Maputo è pessima, a volte ci si imbatte in fuochi qua e là che bruciano cumuli di spazzatura, le persone buttano la spazzatura in aree che si auto-creano 1- 2 metri attorno ai cassonetti. C’è l’abitudine che appena consumato un prodotto di buttarlo per strada.

E’ una società che sta crescendo e si sta arricchendo, dove è importante mostrare che si ha la busta di plastica dopo gli acquisti o che ci si può permettere di bersi una lattina da poi lanciare fuori dal finestrino dell’auto. E’ in uno scenario come questo che si tenta di parlare di riciclata e di gestione diversa dei rifiuti.

Se non fosse per alcune realtà sparpagliate (come le 2 cooperative già formate grazie ad LVIA) e i catadores stessi il riciclo dei rifiuti a Maputo praticamente non esisterebbe.

La strada è ancora tanta da fare…

Durante la prima fase del progetto è stata fatta in collaborazione con un’associazione partner Mozambicana (Kuwuka) e col Municipio, un’indagine per conoscere più a fondo la realtà informale dei catadores. In tutto sono state intervistate 175 persone, nel distretto Kampfumo, quella che viene chiamata la ‘città di cemento’.

Abbiamo fissato la prima riunione e siamo andati alla ricerca dei catadores intervistati per invitarli. Abbiamo trovato i catadores intervistati, “rovistando” nei vari luoghi della città, passando da un edificio abbandonato all’altro, da un cassonetto all’altro. I catadores ci hanno passato parola…siamo andati così alla scoperta dei vari intrecci informali della città, di chi sopravvive per strada grazie alla raccolta dei rifiuti. E così si scoprono i vari nascondigli, i buchi che la città non mostra ma dove si nascondono miriadi di persone che costruiscono la loro vita e le loro relazioni in base alle opportunità che si spera si creino ogni giorno.

Il primo incontro con i catadores si è svolto, ci siamo incontrati tutti nella sala di un’ex segreteria del Municipio, che ci disponibilizza gli spazi, nel quartiere di Xipamanine, affianco al famoso e grande mercato, dove si può trovare di tutto.

Ne abbiamo invitati 44 nella settimana di “perlustrazione” non immaginavamo quanti ne sarebbero arrivati..

Al nostro arrivo alcuni catadores eran già fuori che aspettavano…

Mettiamo le sedie in circolo e organizziamo la sala..piano piano ne arrivano altri…alla fine inizia il giro di presentazioni, chiediamo il permesso per poter filmare e fotografare e si fan degli esercizi di gruppo per sciogliere il ghiaccio. Per la maggior parte si parla changana, la lingua locale più usata a Maputo.

Quando Herculano dell’associazione partner a LVIA chiede se c’è bisogno che le condizioni di lavoro vengano migliorate (rompendo quella timidezza iniziale) tutti rispondono spontaneamente all’unisono e ad alta voce “che c’è ne è bisogno!”, e a me dopo aver visto dove e come vivono e lavorano, viene un po’ la pelle d’oca.

Il capo dei controllori comunali sulla gestione dei rifiuti fà un breve discorso dove dice che prima bisogna valorizzare sè stessi e il proprio lavoro ed è così che anche gli altri inizieranno a valorizzarlo; parole forti per un pubblico abituato ad esser discriminato e a vedere la raccolta informale dei rifiuti solo come un mezzo per sopravvivere e guadagnarsi il pane giornaliero.

Dopo una breve presentazione del motivo per cui siam tutti là, alcuni catadores intervengono e incominciano a chiedersi come poter fare per costituire l’associazione, come avere uno spazio dove accumulare il materiale, c’è chi dice che “abbiamo bisogno di attrezzi”, c’è chi si chiede come si fà a trasportare tutto il materiale accumulato, chi “come facciamo a venderne così tanto”; e allora si parla di mercato, di prezzi, di punti di vendita nella città…e così via. Sono i primordi di discorsi importanti, alla ricerca di soluzioni e idee, i primi passi per la creazione di qualcosa di grande, da creare in gruppo, che cambierà la vita a chi sarà in grado di portarlo avanti. Una grande sfida.

E così qua a Maputo andiamo avanti, tra un imprevisto e l’altro…ogni giorno si impara qualcosa di più, nell’amministrazione, nel comunicare con una cultura molto diversa, nei modi e tempi di lavoro diversi, nel relazionarsi con le istituzioni, con le organizzazioni locali, con persone che vivono di stenti, nel sensibilizzare le comunità.

Questo servizio civile è davvero una scuola di lavoro e di vita e ci si chiede perché sia così facilmente esposto al rischio di estinzione…mi piacerebbe che chi sta pensando di tagliare i fondi ascoltasse le nostre esperienze o venisse a farci visita, a vedere come cresciamo umanamente e professionalmente e come possiamo essere di aiuto.

Ringrazio chi ha lottato per far sì che questa politica giovanile si costituisse e LVIA per l’esperienza che mi sta dando.

Sari Teresa, servizio civile LVIA in Mozambico