La creazione di associazioni di catadores e la raccolta dei rifiuti a Maputo

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Oramai da qualche mese a Maputo…ma sembra molto di più, i primi giorni c’era un po’ di smarrimento, cercavamo di capire le dinamiche di una nuova società e i modi diversi di lavorare. Sembra incredibile come cambino le cose in fretta. Dopo aver appreso una serie di cose come saltare i buchi per strada, contrattare i prezzi coi negozianti, districarsi nel traffico disordinato con l’automobile, imparare ad evitare di esser derubati, ma soprattutto continuare ad apprendere come esser utili nel progetto…ci si sente già a casa. In un paese dove l’accoglienza non ha eguali ed è facile fare amicizia con la gente…e anche se si è visti come bianchi stranieri con molti soldi…in realtà già ci sentiamo un po’ Mozambicane.

Alla frenesia di Maputo a volte si riesce ad alternare una visita fuori città il fine-settimana alla riscoperta di grandi spiagge baciate dall’oceano indiano, mangiando pesci enormi, contemplando grandi spazi e facendosi cullare dai naturali silenzi e dal vento africano…e si spera che tutto questo un giorno non venga assorbito dal turismo accanito.

Il progetto di formazione di una cooperativa di catadores sta prendendo forma…dopo 2 grandi esperienze conosciute come “RECICLA” e “FERTILIZA”, si riprende con un progetto ancora più ambizioso, questa volta con catadores di strada. I catadores sono netturbini informali, che sopravvivono della raccolta di rifiuti e della rivendita di questi, attivando i canali informali del riciclo e riutilizzo dei materiali. E’ un’attività che nasce per necessità di sopravvivenza, per riuscire ad affrontare la quotidianità; ma inevitabilmente genera benefici per l’ambiente e la società. Per questo è importante che queste dinamiche vadano potenziate attraverso un processo che ne riduca nel tempo la precarietà. Questo si può fare solo grazie alla creazione di forme associative che danno riconoscimento, dignità, organizzazione a questo lavoro e fan sì che le condizioni di lavoro e di igiene migliorino. In collaborazione con il municipio la futura cooperativa di catadores effettuerà una raccolta di materiali riciclabili per la prima volta in un quartiere di Maputo, tramite l’uso di biciclette con carri per la raccolta.

La gestione dei rifiuti a Maputo è pessima, a volte ci si imbatte in fuochi qua e là che bruciano cumuli di spazzatura, le persone buttano la spazzatura in aree che si auto-creano 1- 2 metri attorno ai cassonetti. C’è l’abitudine che appena consumato un prodotto di buttarlo per strada.

E’ una società che sta crescendo e si sta arricchendo, dove è importante mostrare che si ha la busta di plastica dopo gli acquisti o che ci si può permettere di bersi una lattina da poi lanciare fuori dal finestrino dell’auto. E’ in uno scenario come questo che si tenta di parlare di riciclata e di gestione diversa dei rifiuti.

Se non fosse per alcune realtà sparpagliate (come le 2 cooperative già formate grazie ad LVIA) e i catadores stessi il riciclo dei rifiuti a Maputo praticamente non esisterebbe.

La strada è ancora tanta da fare…

Durante la prima fase del progetto è stata fatta in collaborazione con un’associazione partner Mozambicana (Kuwuka) e col Municipio, un’indagine per conoscere più a fondo la realtà informale dei catadores. In tutto sono state intervistate 175 persone, nel distretto Kampfumo, quella che viene chiamata la ‘città di cemento’.

Abbiamo fissato la prima riunione e siamo andati alla ricerca dei catadores intervistati per invitarli. Abbiamo trovato i catadores intervistati, “rovistando” nei vari luoghi della città, passando da un edificio abbandonato all’altro, da un cassonetto all’altro. I catadores ci hanno passato parola…siamo andati così alla scoperta dei vari intrecci informali della città, di chi sopravvive per strada grazie alla raccolta dei rifiuti. E così si scoprono i vari nascondigli, i buchi che la città non mostra ma dove si nascondono miriadi di persone che costruiscono la loro vita e le loro relazioni in base alle opportunità che si spera si creino ogni giorno.

Il primo incontro con i catadores si è svolto, ci siamo incontrati tutti nella sala di un’ex segreteria del Municipio, che ci disponibilizza gli spazi, nel quartiere di Xipamanine, affianco al famoso e grande mercato, dove si può trovare di tutto.

Ne abbiamo invitati 44 nella settimana di “perlustrazione” non immaginavamo quanti ne sarebbero arrivati..

Al nostro arrivo alcuni catadores eran già fuori che aspettavano…

Mettiamo le sedie in circolo e organizziamo la sala..piano piano ne arrivano altri…alla fine inizia il giro di presentazioni, chiediamo il permesso per poter filmare e fotografare e si fan degli esercizi di gruppo per sciogliere il ghiaccio. Per la maggior parte si parla changana, la lingua locale più usata a Maputo.

Quando Herculano dell’associazione partner a LVIA chiede se c’è bisogno che le condizioni di lavoro vengano migliorate (rompendo quella timidezza iniziale) tutti rispondono spontaneamente all’unisono e ad alta voce “che c’è ne è bisogno!”, e a me dopo aver visto dove e come vivono e lavorano, viene un po’ la pelle d’oca.

Il capo dei controllori comunali sulla gestione dei rifiuti fà un breve discorso dove dice che prima bisogna valorizzare sè stessi e il proprio lavoro ed è così che anche gli altri inizieranno a valorizzarlo; parole forti per un pubblico abituato ad esser discriminato e a vedere la raccolta informale dei rifiuti solo come un mezzo per sopravvivere e guadagnarsi il pane giornaliero.

Dopo una breve presentazione del motivo per cui siam tutti là, alcuni catadores intervengono e incominciano a chiedersi come poter fare per costituire l’associazione, come avere uno spazio dove accumulare il materiale, c’è chi dice che “abbiamo bisogno di attrezzi”, c’è chi si chiede come si fà a trasportare tutto il materiale accumulato, chi “come facciamo a venderne così tanto”; e allora si parla di mercato, di prezzi, di punti di vendita nella città…e così via. Sono i primordi di discorsi importanti, alla ricerca di soluzioni e idee, i primi passi per la creazione di qualcosa di grande, da creare in gruppo, che cambierà la vita a chi sarà in grado di portarlo avanti. Una grande sfida.

E così qua a Maputo andiamo avanti, tra un imprevisto e l’altro…ogni giorno si impara qualcosa di più, nell’amministrazione, nel comunicare con una cultura molto diversa, nei modi e tempi di lavoro diversi, nel relazionarsi con le istituzioni, con le organizzazioni locali, con persone che vivono di stenti, nel sensibilizzare le comunità.

Questo servizio civile è davvero una scuola di lavoro e di vita e ci si chiede perché sia così facilmente esposto al rischio di estinzione…mi piacerebbe che chi sta pensando di tagliare i fondi ascoltasse le nostre esperienze o venisse a farci visita, a vedere come cresciamo umanamente e professionalmente e come possiamo essere di aiuto.

Ringrazio chi ha lottato per far sì che questa politica giovanile si costituisse e LVIA per l’esperienza che mi sta dando.

Sari Teresa, servizio civile LVIA in Mozambico

Dal Mozambico: sentirsi, a piccoli passi, parte del puzzle

La comunicazione non è mai stata il mio forte, anzi diciamo piuttosto che è sempre stata il mio punto debole, ma, dato che la comunicazione è informazione e l’informazione e’ essenziale per la perpetuazione del servizio civile, mi ero ripromessa, nei giorni di formazione a Cuneo, che quest’anno avrei cercato di lottare contro questa mia inettitudine.

Dopotutto il servizio civile è un’esperienza che ti forma a 360° gradi, che ti fa roteare attorno ad un mondo completamente nuovo, professionalmente e socialmente, con una forza centripeta che ti porta ad entrarvi dentro, volente, più che nolente. Ed è così che impari lentamente a rapportarti con le persone, le situazioni e la quotidianità e rapidamente a reagire agli imprevisti, alle vicessitudini e ai contrasti culturali. Ed è così che ti metti in gioco con le sfide nuove e con quelle di sempre.

Appena arrivati, ovviamente, l’entusiasmo predomina e ti porta a guardare il diverso con ingenua curiosità. Poco a poco poi il diverso diventa normale ed è lì che lo spirito critico sguscia fuori da una corazza di pre-concetti, accompagnato dal desiderio e dalla necessità di condividere i tuoi pensieri per cercare di capire, capirti, migliorare e migliorarti.

I primi mesi sono stati sicuramente faticosi. Riuscire ad entrare in un progetto con numerosi attori coinvolti, in un temporaneo momento di empasse, completamente ignara delle dinamiche e delle regole da seguire e del tempo che avrei impiegato a capirle, è stato come avventurarsi su un terreno sconosciuto. Anzi è stato proprio come imparare a camminare e a muoversi per questa città, proseguendo a piccoli passi con lo sguardo rivolto verso il basso, tentando di evitare le buche e i tombini aperti, chiedendo continuamente informazioni per le direzioni e le scorciatoie, per poi finalmente poter distendere il collo ed avere quella disinvoltura e sicurezza, che ti fa avere gradualmente un orizzonte più ampio. E ti permette di ricomporre il puzzle. E di sentirti parte di esso.

Il tutto è stato farcito da missioni, viaggi e visite di posti e realtà che mi piace definire,“detergenti. Sono quei luoghi che depurano dall’inquinamento ambientale ed acustico di Maputo e rigenerano ogni volta. Primo fra tutti i posti il Parco di Zinave, dove ho avuto la possibilita’ di incontrare le persone che vi vivono, in un silenzio a me fino ad allora sconosciuto, interrotto dai singhiozzi dei bambini spaventati dal rumore delle rare auto, dalle risa delle donne accovacciate attorno ad un fuoco aspettando che lo xima si cucini, dal ruminare di una capra che strappa le erbe affamata o dal richiamo che alcuni bambini-pastori lanciano al proprio gregge di capre e vacche. E anche tu diventi parte di quel silenzio e, incapace di comunicare in qualsivoglia lingua a te conosciuta,  ti ritrovi ad osservare la vita che scorre con un sorriso da ebete sul viso, mentre alcuni ragazzini ti fissano e ti studiano convinti che tu non ti stia accorgendo della loro presenza. Mentre i pensieri si affastellano e gridano nella tua testa.

E di colpo ti ritrovi invece dentro un hotel a 5 stelle con vista lago e con inclusa piscina a bordo lago (assurdità del concetto di lusso!) ad ascoltare gli interventi dei rappresentanti dei grandi donors internazionali, o del ministro x o della World Bank che tentano di ragionare sul programma di sviluppo ecologicamente sostenibile delle stesse persone che avevi attorno qualche giorno prima. E pensi a quanto debbano fischiare le orecchie agli abitanti delle comunità, oggetto di contorti discorsi di ecoturismo, dei quali devono essere capacitati, prima ancora che informati. Lo sviluppo è irrefrenabile, non ha confini, ma solo obiettivi. Sono però orgogliosa di poter essere parte di un ponte che cerca di difendere gli interessi e i diritti di chi non ha scelto di esservi inglobato, di chi ci si è ritrovato, per questo impreparato. Perché LVIA si è assunta una responsabilità non da poco nello scegliere di entrare all’interno di un gioco di poteri tra privato, governo nazionale e un attore internazionale, per fare le veci di una voce altrimenti troppo flebile per essere ascoltata. Come al solito il mondo si divide in oppressi ed oppressori e chi sta nel mezzo deve compiere delle scelte.

Mi sento di dire che LVIA ha compiuto una scelta coraggiosa, con le mille difficoltà che essa comporta.

Mariaelena Sciarra, servizio civile LVIA in Mozambico